Aldo Giannuli: "Il film su Maometto? Un'operazione dei servizi segreti"
Conversazione
con Aldo Giannuli – ricercatore di Storia Contemporanea presso l’Università
degli Studi di Milano; consulente delle Procure di Milano (strage di piazza
Fontana), Pavia, Brescia (strage di piazza della Loggia), Roma e Palermo,
nonché della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Stragi (1994-2001);
esperto di Servizi Segreti – sugli ultimi sviluppi in Nordafrica e in Medio
Oriente, con particolare attenzione agli aspetti che sembrano suggerire, nella
vicenda che riguarda la diffusione web del film blasfemo sulla figura del
Profeta Maometto, l’ipotesi di un’operazione di Intelligence.
di Michele Marelli
Nella misteriosa vicenda che riguarda il film blasfemo sul Profeta Maometto,
le cose che non tornano sono parecchie. La sensazione che si sia cercato di
provocare una reazione a tutti i costi è forte…
Camilleri definirebbe l’autore di questo film ‘mastro d’opra fina’. Come
prodotto artistico è una schifezza irripetibile, ma come operazione di guerra
psicologica è assolutamente impeccabile, da manuale direi.
Stando alla versione ufficiale, dietro a questo film ci sarebbero unicamente
tre copti di origine egiziana – Nakoula Basseley Nakoula, Nasrallah Abdelmasih
e Morris Sadek. Le sembra un’ipotesi credibile?
Non diciamo cazzate. Per com’è stata concepita e per la raffinatissima
sensibilità psicologica dimostrata, si tratta quasi certamente di un’operazione
da Servizi Segreti. Quei tre cretini dovrebbero innanzitutto spiegare dove
hanno trovato i soldi per fare questo film; ma, in ogni caso, se io – insieme a
dieci amici – trovassi dei soldi per girare un cortometraggio con l’obiettivo
di prendere a pesci in faccia l’Islam, potrei pure metterlo su YouTube ma non è
che automaticamente tutti se ne accorgerebbero. Se aspettassi il passaparola,
forse in cinque anni… Se una cosa del genere scoppia in modo così repentino,
significa che qualcuno, oltre ad averci messo dei soldi, ha organizzato alla
perfezione il lancio del film via web proprio allo scopo di ottenere un’eco
mediatica come quella che abbiamo visto.
Pare che il film fosse in rete già dallo scorso giugno e che solo con la
comparsa – circa due settimane fa – di una versione sottotitolata in arabo si
sia giunti allo scoppio, decisamente repentino, di questa crisi. Strano, se si
pensa che in Paesi come la Libia e lo Yemen l’alfabetizzazione si attesta
intorno al 50%…
Cerchiamo di capire, innanzitutto, chi ci guadagna. Non può non colpire la
coincidenza fra questa crisi e l’avvicinarsi della possibile azione militare
israeliana contro l’Iran. Diciamo che la ‘minestra’ era preparata da un po’. Se
è vero che il film era stato caricato su YouTube già lo scorso giugno,
probabilmente questa cosa era ‘in viaggio’ già dalla scorsa primavera, se non
addirittura da prima. Qualche tempo tecnico per preparare questa porcheria ci
sarà pure voluto…
Tra l’altro pare che questo misterioso produttore, Nakoula, si sia recato in
Egitto alla ricerca di fondi. Sarà un caso, ma la presenza dei Servizi Segreti
israeliani in Egitto è un fatto assodato…
Si può dire che lì stiano di casa… L’interesse è chiaramente di chi auspica
una frattura fra il Mondo islamico e l’Occidente. È per questo che mi viene da
pensare più agli israeliani che agli americani. Questi ultimi puntano, semmai,
più a una rottura fra l’Iran e il Mondo arabo, giocando – con l’appoggio
dell’Arabia Saudita – sul crinale sunniti-sciiti. Qui invece l’operazione ha
mirato a spostare la spaccatura sulla contrapposizione Occidente-Islam: l’intento
è inequivocabilmente quello di impedire un ponte col mondo islamico. Per quanto
possa sembrare paradossale, gli israeliani sono più interessati a un Medio
Oriente fondamentalista che non a un Medio Oriente che evolva verso forme di
democrazia più o meno simili a quelle occidentali. In un Medio Oriente
tendenzialmente filo-occidentale, democratizzato e secolarizzato, infatti,
Israele perderebbe gran parte della sua ragione d’essere.
Quando parla di un coinvolgimento israeliano in questa vicenda, a chi si
riferisce?
Parlare di Israele in toto sarebbe un errore. Ho in mente alcuni circoli di
destra che, per esempio, non vogliono saperne di alcun processo di distensione
coi palestinesi e che premono per un’operazione in Iran. Consideriamo poi un
altro fatto: la destra israeliana non ama Obama. Non le sembra strano che
questa crisi in Nordafrica e in Medio Oriente sia scoppiata a poco più di un
mese dalle Presidenziali americane? Di colpo Obama si è trovato tra le mani,
oltre a un Ambasciatore ucciso in un modo a dir poco atroce, una situazione
delicatissima: se non reagisce trasmette un’immagine di debolezza, ma può forse
reagire bombardando a cuor leggero le città di un Paese che lui stesso ha
contribuito a liberare da una dittatura?
Eppure, stando ai primi sondaggi, sembra che Romney non abbia guadagnato
terreno su Obama in questa fase. Anzi, sembra che ci stia addirittura
rimettendo…
Romney ci sta rimettendo perché è un inetto. Però, obiettivamente, lo
‘scherzo’ a Obama non è stato carino…
In questa operazione, secondo lei, quali altri attori potrebbero essere in
gioco?
Io non escluderei l’ipotesi di una ‘manina’ americana riconducibile a quei
settori legati ai petrolieri. L’idea che abbiano dato una mano o che siano essi
stessi i ‘committenti’ non è campata per aria. Non vedo, viceversa, la
possibilità di coinvolgimenti di altri Servizi Segreti. Nessun Servizio
europeo, in un momento di crisi come questo, si prenderebbe la briga di far
scoppiare un simile caos. I cinesi? Che interesse vuole che abbiano… I russi?
Quelli hanno già tanti problemi coi ceceni e la creazione del nemico americano
è roba da URSS, non da Russia di Putin… Gli iraniani…?
Trova così improbabile l’ipotesi di un coinvolgimento dei Servizi Segreti
iraniani? In effetti, questa crisi sembra aver ricompattato l’opinione pubblica
musulmana contro il comune nemico americano, indipendentemente dalle divisioni
fra sunniti e sciiti…
Sì, è vero. Ma un’operazione simile, a tre settimane da un possibile
attacco israeliano in Iran, non avrebbe alcun senso. Il tempismo fa pensare
agli israeliani, non agli iraniani.
Ha in mente altre possibili ‘regie’?
Si potrebbe anche pensare a un’operazione dei Fratelli Musulmani egiziani
organizzata per mettere in crisi l’Esercito e per mobilitare le masse verso un
fondamentalismo religioso lontano da uno sbocco di tipo
democratico-occidentale. Ma è un’ipotesi poco probabile…
La ‘pista egiziana’ non la convince?
Non è una pista campata per aria, intendiamoci. Tuttavia, i Servizi Segreti
egiziani – i cosiddetti Mukhabarat – sono roba seria e, a quanto ne so io, sono
controllati dall’Esercito. Se i Fratelli Musulmani si fossero mossi in questo
senso (e dubito che siano così ‘raffinati’), i Mukhabarat l’avrebbero scoperto
e, a quel punto, l’obiettivo dell’operazione sarebbe stato chiarissimo. Il
piano, le garantisco, non sarebbe andato in porto.
Un gioco di sponda fra alcune frange dei Servizi Segreti americani e
l’Intelligence israeliana legata alla destra, dunque?
È sicuramente un’ipotesi molto più convincente.
Quando parla di Servizi Segreti israeliani a chi allude?
È sbagliato pensare necessariamente al Mossad. Esistono altri Servizi, come
quello dell’Esercito, decisamente più ‘cattivelli’. A confronto, quelli del
Mossad sono i ‘buoni’ (quant’è difficile usare quest’espressione…). È
l’Esercito che in questa storia ha un interesse maggiore a mantenere una
tensione permanente, in modo da restare un’istituzione intoccabile. Fino a
quando permarrà una situazione d’emergenza, infatti, l’Esercito potrà fare ciò
che vuole.
Torniamo ai tre copti che avrebbero prodotto il film blasfemo su Maometto. È
probabile che siano stati usati e che non abbiano la minima idea di chi siano
in realtà le persone per cui stanno lavorando?
Quando dico che il regista di questa operazione è ‘mastro d’opra fina’
penso anche alla scelta della ‘faccia’. Tra tutti i possibili ‘candidati’ chi
si è deciso di usare per un’operazione di questo tipo? Tre copti. Così magari
ci scappa pure un bel massacro dei cristiani in Egitto. Ulteriore motivo per
poter dire: «Guardate i musulmani che carogne che sono»… Probabilmente si
tratta di tre imbecilli reclutati per l’occasione. Qualcuno avrà detto loro:
«Facciamo una cosa contro Maometto» e quelli ci sono cascati in pieno. Se si
fosse voluto creare un caos simile in Turchia, a metterci la faccia sarebbero
stati sicuramente tre armeni… Sotto questo punto di vista, ripeto, è stata
un’operazione perfetta.
Colpisce anche un altro fatto, tralasciato dai più. Si parla di rivolte in
tutto il mondo islamico, eppure nella Penisola Arabica – ad eccezione dello
Yemen – sembra che non stia succedendo niente. In Arabia Saudita, in Qatar,
negli Emirati Arabi Uniti e in Oman nessuno si muove in difesa del Profeta…?
Questo ha colpito anche me. Tuttavia, l’Arabia Saudita è un Paese poco
popoloso, molto più controllato anche per ciò che riguarda Internet e colpito
solo in misura ridottissima dalla Primavera Araba, mentre Qatar ed Emirati sono
Paesi ad alto reddito. In più, non dimentichiamo che in quella zona ci sono le
basi americane… Diciamo che le condizioni e gli interessi per tenere sotto
controllo la cosa ci sono. È la dimostrazione di un fatto: se non si crea un
‘ponte’, la notizia non passa. A colpirmi è anche un altro fatto: a muoversi
maggiormente sono stati, guarda caso, i Paesi colpiti dalla Primavera.
L’impressione è che si tratti proprio di un’operazione mirata…
20 settembre 2012